Run, mommy, run

C’è che un bel giorno ti ritrovi incinta.

Trascorri 9 mesi placidamente coccolata dal mondo intero. Ritmi lenti. Vita sana. Grandi dormite. C’è la casa da finire, è vero, la cameretta da preparare, è vero. Ma c’è tutto il tempo. Faremo un po’ alla volta. Con calma.

Poi arriva lei.

Le tette che fanno male. Il tuo latte che non basta. Notti insonni. Prendi il tiralatte. Prova con il biberon. Prova con l’artificiale. E no cacchio. Vuoi insistere un poco. Bene ce l’hai fatta. Brava.

Fiuuuu. Respira. Goditi la tua creatura. Fai passeggiate. Rilassati.

No. Non puoi. C’è la bronchite. Cacchio. A cinque mesi. Aerosol. Antibiotici. E poi lo svezzamento. Bene, ce l’hai fatta. Brava.

Fiuuuuuuuu. Respira. Hai una stupenda creatura che mangia le pappe e inizia a gattonare. Ed è estate. Rilassati.

No. Non puoi. Si sveglia anche 12 volte per notte. E poi devi ritornare in ufficio. Riorganizzare le giornate. Il nido non te la prende prima dei 12 mesi. A chi la lasci. Ok, bene, c’è il nonno. Rilassati. No, perché ancora non dormi affatto. Prova “Fate la nanna”. E’ duraduraduradura. Ma funziona. Brava.

Fiuuuuuuuuuu. Respira. La tua meravigliosa figlia dorme tutta la notte. L’inserimento al nido va bene. Rilassati.

No. Perché sei incinta di nuovo. Sei felice. Ma non hai tempo per crogiolarti. La tua pancia cresce senza che tu te ne accorga. Perché stai lottando con le bronchiti della primogenita. Che è ammalata una settimana sì e tre no. Che non dorme. Che non mangia. Che si becca pure la polmonite. E perché c’è la casa ancora da finire, viviamo ancora con le lampadine sul soffitto. Dobbiamo sbrigarci.

Fiuuuuuuuuuuuuuuuuu. Respira. Sì, perché tua figlia è stupenda. Parla parla parla, in continuazione. E’ buffa, divertente. La mangeresti di baci. E poi c’è il corso di nuoto. Goditi un po’ il tuo pancione. Rilassati.

No. Perché il pediatra ha consigliato di non mandarla più al nido. E’ a casa con te. E la gelosia già si affaccia alla tua porta. Lei ha capito che qualcosa sta cambiando. Dorme solo abbracciata a te. Fa incubi. E poi tu cadi. Ti rompi un piede. Ultimo mese di gravidanza ingessata. In apnea.

E poi nasce lui.

Fiuuuuuuuuuuuuuuuuuuu. Respira. E’ un amore di bambino. Di quelli che manco a sognarli. Sei fortunata. Rilassati.

No. Ancora no. Arrivano le crisi di gelosia. I capricci inconsulti. Non sai come gestirli. Ma ce la fai. In qualche modo ce la fai. Devi svezzare lui dal tuo latte. E svezzare lei dalla mammite. E poi la scuola materna. I pianti per l’inserimento. E il piccolo che non è più piccolo. Che gattona anche di notte nel suo letto. Poi torni in ufficio. Ti sembra quasi rilassante. Respira.

Fiuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu. Lavorare ti permette di riconquistare un po’ di spazio. Non sei più solo una mamma. E questo ti dà una certa ebbrezza. Ti sembra di poter fare di tutto. Ora.

Ma non è così. Non è mica finita.

Appena ti convinci di essere arrivata. Di aver fatto il giro di boa. Di poter imboccare finalmente la strada in discesa. Ecco. Ti accorgi che devi ricominciare di nuovo.

Lo so. Così è la vita. E non sono solo io a correre in continuazione. E’ che qualche volta vorrei fermarmi a respirare sul serio.

Ne ho davvero bisogno.

Cara mamma ti scrivo

Sei una brava mamma. Ma leggi troppo e mi ascolti poco.

Ti fai influenzare dai consigli degli altri (nonni, amici, blogger, guru della psicologia infantile), ma spesso ti basterebbe guardarmi di più per trovare la soluzione. Perché io non rientro nelle categorie dei libri. Perché io ti spiazzo e ti sorprendo. Perché sono unica e speciale.

Te l’ho detto io che non volevo più il pannolino. Ero molto orgogliosa di avere le mutandine come le ragazzine grandi. Tu però potevi evitare di raccontarlo a tutti. Ma proprio a tutti, eh? Anche al panettiere e allo sconosciuto di passaggio. Te lo devo dire io, che ho solo due anni, che la pipì e la cacca son cose private? Personali? Io sono brava sempre. Non solo quando centro il vasino. Non puoi ogni tanto decantare la mia torre di Lego anziché la torre di cacca che ho appena fatto? Le mie deiezioni non possono essere l’unico argomento della nostra giornata. Non possiamo passare le ore con te che mi tampini: “Ti scappa pipì?”. Eccheppalle. Certe volte ti rispondo di no apposta. Per partito preso.

Non voglio mai fare la nanna al pomeriggio. Ci metti anche un’ora per addormentarmi. Ti faccio impazzire. A volte piango, urlo, mi dispero. A volte mi metto a saltare come un grillo sul letto. A volte crolli tu e io sgattaiolo fuori senza che tu te ne accorga. Ti sei mai chiesta se forse non ho più bisogno del sonnellino? Chi l’ha detto che a due anni e mezzo è troppo presto per toglierlo? Sono stata precoce in tante cose perché non in questa?

Quando la cena è pronta, due volte su tre non vengo a tavola. Non vedi che sto finendo un gioco? Non vedi che c’è il cartone? Non vedi che il papà è appena arrivato e voglio passare un po’ di tempo con lui? Oppure certe volte voglio solo che tu insista un pochino. Che delizia quando mi vieni a prendere arrabbiata. Magari abbandonando il Patato che era in braccio tuo. Perché io lo adoro, quel Patato lì. Ma sono anche un po’ gelosa, a modo mio. Ti voglio tutta per me, certo. E che male c’è?

Anche se in ritardo, alla fine ci arrivi, mami. Aspetterò l’adolescenza per dirti che sei un po’ rincoglionita. Ma ti voglio bene lo stesso.