Cara mamma ti scrivo

Sei una brava mamma. Ma leggi troppo e mi ascolti poco.

Ti fai influenzare dai consigli degli altri (nonni, amici, blogger, guru della psicologia infantile), ma spesso ti basterebbe guardarmi di più per trovare la soluzione. Perché io non rientro nelle categorie dei libri. Perché io ti spiazzo e ti sorprendo. Perché sono unica e speciale.

Te l’ho detto io che non volevo più il pannolino. Ero molto orgogliosa di avere le mutandine come le ragazzine grandi. Tu però potevi evitare di raccontarlo a tutti. Ma proprio a tutti, eh? Anche al panettiere e allo sconosciuto di passaggio. Te lo devo dire io, che ho solo due anni, che la pipì e la cacca son cose private? Personali? Io sono brava sempre. Non solo quando centro il vasino. Non puoi ogni tanto decantare la mia torre di Lego anziché la torre di cacca che ho appena fatto? Le mie deiezioni non possono essere l’unico argomento della nostra giornata. Non possiamo passare le ore con te che mi tampini: “Ti scappa pipì?”. Eccheppalle. Certe volte ti rispondo di no apposta. Per partito preso.

Non voglio mai fare la nanna al pomeriggio. Ci metti anche un’ora per addormentarmi. Ti faccio impazzire. A volte piango, urlo, mi dispero. A volte mi metto a saltare come un grillo sul letto. A volte crolli tu e io sgattaiolo fuori senza che tu te ne accorga. Ti sei mai chiesta se forse non ho più bisogno del sonnellino? Chi l’ha detto che a due anni e mezzo è troppo presto per toglierlo? Sono stata precoce in tante cose perché non in questa?

Quando la cena è pronta, due volte su tre non vengo a tavola. Non vedi che sto finendo un gioco? Non vedi che c’è il cartone? Non vedi che il papà è appena arrivato e voglio passare un po’ di tempo con lui? Oppure certe volte voglio solo che tu insista un pochino. Che delizia quando mi vieni a prendere arrabbiata. Magari abbandonando il Patato che era in braccio tuo. Perché io lo adoro, quel Patato lì. Ma sono anche un po’ gelosa, a modo mio. Ti voglio tutta per me, certo. E che male c’è?

Anche se in ritardo, alla fine ci arrivi, mami. Aspetterò l’adolescenza per dirti che sei un po’ rincoglionita. Ma ti voglio bene lo stesso.

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Le mamme che invidio (Parte seconda)

Tutte le cose che mamma Giulia continua a non riuscire a fare.

Invidio e ammiro con assoluta sincerità le mamme che usano i pannolini lavabili. Ne guadagna l’ambiente e ne guadagna il culetto dei loro bambini. Io mi son lasciata banalmente scoraggiare dall’idea delle mille lavatrici da fare. Già non riesco a star dietro a quelle normali.

Invidio le mamme che hanno una stanza per i giochi. Da noi i giocattoli della Bubi hanno invaso con sistematicità ogni angolo di casa. E dire che il Patato non sta ancora contribuendo.

Invidio le mamme che fanno splendide acconciature alle loro bambine. Mi accontenterei anche di semplici codini. Quando ci provo, la Bubi fugge inferocita, manco le avessi proposto la cicuta. Come al solito il discorso l’ha chiuso brillantemente il Papais: “I capelli son suoi, li tiene come vuole”. Parole sante.

Invidio le mamme che hanno insegnato ai figli a stare composti a tavola. Da quando abbiamo tolto la barriera al seggiolone Stokke, la Bubi scorrazza come una scimmia da una sedia all’altra, quando non cerca di arrampicarsi sulla tavola. Il più delle volte mangia reggendosi con una gamba sola sul bordo del poggiapiedi.

Invidio le mamme che riescono a mettere a nanna i loro figli contemporaneamente. Le poche volte che ci ho provato, siamo finiti uno sopra l’altro sul lettone. Il Patato agganciato alla tetta e la Bubi accovacciata sulle mie cosce. Alla faccia di Estivill e di “Fate la nanna”.

Invidio le mamme che si fidano del loro istinto. E’ la migliore delle strategie, che nessun libro può insegnare. Io la sto imparando a poco a poco.

Invidio le mamme calme, che non perdono la pazienza, che applicano sempre e comunque il metodo dell’empatia. E’ un periodo un po’ difficile per la mia Bubi, ne parlerò presto in un post. Mi sta davvero mettendo alla prova e la pazienza la perdo, eccome se la perdo.

Prove tecniche senza pannolino

E’ successo così, senza preavviso.

Sabato pomeriggio la Bubi ha annunciato: “Non voglio più il pannolino. Io sono grande.”

Squillino le trombe. Rullino i tamburi. Abbiamo superato miracolosamente le conseguenze nefaste della crisi regressiva, pensavo tra me ripassando mentalmente i vari consigli di SOS Tata sull’argomento.

Eccovi il bilancio di due ore senza pannolino.

Pozzanghere di piscio in tutta casa. Chi è ancora convinto che la pipì dei bambini sia acqua santa, probabilmente non ha mai annusato quella di un bambino di due anni.

Numero di cambi totali: sette. Non a caso coincide con il numero totale di mutandine presenti in casa.

Volte in cui la Bubi è riuscita a centrare il vasino prima di farsela addosso: zero.

Sono rimasta tranquilla. Sono rimasta dolce. Ma vi assicuro che dopo la sesta volta in cui l’ho pulita l’ho consegnata a suo padre senza tanti complimenti.

E subito dopo ho sentito uno strano rumore. Era il Papais che asciugava con il phon il DVD de “La bella addormentata nel bosco”. Da oggi la Principessa Aurora ci ricorderà per sempre questa giornata. Con il suo acre, inconfondibile odore di piscio.