Cave canem (la saga continua)

Bubi: “La Camilla ce l’ha un cane. E ha anche un gatto.”

Io: “Beh, lei ha un giardino grande.”

Bubi: “Io vorrei un cane, un gatto e anche un cavallo. Tanti cavalli. Veri però.”

Io: “E dopo gli dai tu da mangiare?”

Bubi: “Sì, gli do io le crocchette. I cavalli mangiano le crocchette?”

Io: “Non credo.”

Bubi: “Però, mamma, di giorno papà va a lavorare, mamma va a lavorare, io vado a scuola. Gli animali stanno da soli, eh? POVERETTI!”

 

La Bubi sa essere molto saggia a volte.

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Cave canem

Da un po’ di tempo la Bubi mi lancia dei messaggi neanche tanto subliminali.

Bubi: “Noi non abbiamo un cane, vero?”

Io: “No, amore.”

Bubi: “Noi abbiamo solo il Patato.”

Io: “Bubi, non è bello paragonare tuo fratello ad un cane.”

Bubi: “Perché non abbiamo un cane, mamma?”

Io: “Per avere un cane ci vorrebbe un giardino, e noi abbiamo solo un terrazzo.”

Bubi: “Ma noi ce l’abbiamo un giardino fuori.”

Io: “Quello è il cortile del condominio, è di tutti, non possiamo metterci un cane.”

Bubi: “Ma no, dicevo, il parchetto, quello vicino a casa.”

Io: “Quello è tutto aperto, non possiamo lasciare un cane là.”

Bubi: “Ma noi lo leghiamo con un filo.”

Io: “Un guinzaglio vuoi dire?”

Bubi: “Sì, un guinzaglio lungo lungo così non scappa.”

Di fronte a certe logiche è difficile obiettare.