Saggezze Bubine

Diverso tempo fa, in un momento di particolare sconforto, la Bubi mi diede il consiglio che trovate qui.

Con la celerità che mi contraddistingue, a distanza di oltre un anno finalmente ho trovato la forza di seguirlo.

E, gente, accidenti se aveva ragione.

Chi ci consola

“Amore, ti devo dire una cosa importante.”

“…”

“Se mi vedi triste in questi giorni, è perché la nonna bis si è sentita male, si è addormentata e non si è più svegliata”.

“E’ morta?”

“Sì, Bubi.”

“Succede così quando si diventa vecchi vecchi, mamma. A un certo punto si muore.”

“Hai ragione, amore, ma fa tanto male.”

“Eh, ma non si può mica vivere per sempre.”

Mi aspettavo di dover essere io a consolarla. A dover cercare le parole per spiegarle certe cose. Il come e il perché. E invece è successo l’esatto opposto. E’ stata una bambina di 4 anni a confortare me.

Che ci crediate o no, mi sono sentita molto meglio.

Mia nonna Catin è mancata improvvisamente. Sul web c’è. E se volete trovate la sua testimonianza qui.

Restauri pasquali

Mamma Giulia e la Bubi. Faccia contro faccia. Davanti allo specchio.

Mamma Giulia, con tono speranzoso: “Bubi, che ne pensi? Ci assomigliamo un pochino io e te?”

La Bubi, scettica: “Sì, abbiamo i denti uguali”.

Pausa.

“Però io li ho bianchi e tu li hai gialli”.

 

Qualche giorno dopo, prima di andare a letto.

Mamma Giulia, previdente: “Bubi, smettila di grattarti così, poi ti vengono le cicatrici”

“Cosa sono le cicatrici?”

“Guarda ne ho una qui, sul polpaccio. Mi ero fatta male e mi è rimasto questo segno. Vedi? Non è molto bello”.

La Bubi, sicura: “Ah, ho capito. Non devo grattarmi perché altrimenti mi vengono le gambe vecchie e brutte come le tue”.

 

Ora capirete perché Mamma Giulia, notoriamente piuttosto trascurata, in una settimana ha prenotato dentista ed estetista. E visto che ci siamo anche parrucchiere. Non si sa mai.

La difficile arte dello sdrammatizzo

“Oggi la Vale si è arrabbiata.”

“Perché?”

“L’avevo spinta. Ma per sbaglio, eh? Gliel’ho detto che non avevo fatto apposta, ma lei continuava a piangere.”

“E allora?”

“Allora le ho raccontato dei piedi del Papais che puzzano. E le è passata.”

Risolvere i conflitti facendoci sopra una risata. Ottima tecnica. La Bubi la applica anche con il Bubino, a volte.

Se lui se la prende per una cosa, si mette a saltellare davanti a lui come un folletto facendo facce buffe. Impossibile resistere. E infatti il Bubino ride e tutto finisce lì.

Peccato che abbiamo dei pessimi esempi di barzellettieri in politica. Perché forse lo sdrammatizzo sarebbe un ottimo metodo anche per gli adulti.

Da grandi

“Da grande io sarò veterinaria.”

“Certo, Bubi, lo dici sempre.”

“Quando il dottore non c’è, ci sarò io a curare gli animali. Però quando c’è, me ne starò a casa con la mia bambina.”

“Ah, dai. Avrai una bambina. E come si chiamerà?”

“Margherita. E io mi chiamerò Stella.”

“Avrai anche un bambino?”

“Certo. Filippo.”

“Bei nomi. E tu, Bubino? Cosa vuoi fare da grande?”

“Il Grande.”

Non avrà la logorrea di sua sorella, ma quanto a idee chiare il Bubino non ha rivali.

Sorella maggiore

 Quando accompagni il Bubino al nido, lo saluti abbracciandolo forte.

“Lo so che non è facile, Bubino, però adesso vai. Ti aspetta la maestra.”

Lui ti guarda.

Adorante. Fiducioso.

Ti risponde quieto: “Sì, Bubi.”

E va.

Tra lo sguardo incredulo della maestra Patrizia e quello compiaciuto del Papais.

Quando il Bubino è ammalato, riusciamo a fargli prendere le medicine solo con il tuo indispensabile aiuto.

“Mmmmm, che buono, mamma, dallo a me lo sciroppo”, menti tu, convincente.

“Noooo, è mio, è mio!”, scatta il Bubino all’istante.

Stesso giochino quando il Bubino pianta il canonico capriccio perché non vuole vestirsi.

“Bella quella maglietta, me la metto io”, parti tu, senza che nessuno te lo chieda.

Sei di una persuasione micidiale.

Risultato garantito in cinque secondi netti.

L’altro giorno, al parco. Approfittiamo del primo tepore dopo mesi per due scivolate.

Peccato che la cima del castello sia presidiata da un’indisponente treenne, che approccia il Bubino con un: “Tu sei piccolo, non puoi salire”.

L’incauta non ha fatto i conti te, Bubi.

“Bubino, vieni qua, gioco io con te”, lo rassicuri tu.

E poi subito, feroce, rivolta all’asociale reginetta del castello: “Lo scivolo è di tutti. Guarda che chiamo subito il mio papà e vedrai cosa ti fa.”

Il Bubino non conosce ancora i colori. Fa una gran confusione soprattutto tra verde e blu. Ma quello che per me resta un mistero è che quando glieli chiedi tu, sgranando le perline della tua collana di cuori, non ne sbaglia uno.

Forse il tuo “bravo” ha un altro valore per lui rispetto al nostro.

Eravamo in macchina ieri sera.

Solo io e te, direzione nido.

“Mamma, ti devo dire una cosa molto seria.”

“Dimmi, amore.”

Quando parti così ci si può aspettare di tutto.

“E’ bello essere in due, sai?”

“In che senso?”

“In due piccoli. Due fratelli in famiglia. E’ bello avere un fratello.”

La curva della mia autostima ha subito una vertiginosa e istantanea impennata. Abbiamo fatto un bel lavoro. Proprio un bel lavoro.

Solo che dopo hai proseguito.

“Sarebbe bello anche in tre, che ne dici?”

Felicità

La Bubi, bacchetta magica in mano, cerchietto con i brillantini e sorriso malizioso: “Mamma, oggi sono la fatina della felicità. Porto felicità a chi è arrabbiato e a chi è triste.”

Io: “Fantastico, Bubi, falla a me la magia.”

La Bubi: “A te no, mamma. Tu non ne hai bisogno. Sei sempre felice.”

Pensavo di apparire grigia, sciatta, triste, abbruttita da un lavoro di merda e dalle crisi premestruali.

E invece no.

Estiquaatsi.

Sono una persona felice.

Ed è questo che trasmetto anche all’esterno. O perlomeno ai miei Bubini.

La mamma è felice.

Punto.

Solo che ci voleva la mia fatina a ricordarmelo.