Il guerriero

Quando sono rimasta incinta la prima volta, un girino microscopico ha catalizzato in un istante l’amore più grande che io potessi mai immaginare. La Bubi mi ha stregato talmente, che temevo non restasse più niente per un secondogenito. E invece ho scoperto che l’amore è illimitato. Il Bubino non ha dovuto farsi spazio. L’amore si è semplicemente moltiplicato, senza grossi sforzi. Una specie di miracolo evangelico.

Pensavo fosse tutto legato ai legami atavici, una questione di genetica. E’ un rapporto assolutamente carnale, quasi animalesco, che ho costruito nel tempo. Iniziando ad allattarli al seno, a baciarli, accarezzarli e annusarli come una gatta con i suoi cuccioli, pronta a ringhiare per proteggerli.

 

Pensavo fosse genetica.

 

Ma poi è arrivato lui. Un piccolo guerriero dagli occhi neri.

Con la sua andatura barcollante, incerta sulle gambette magre.

Con i suoi riccioli perfetti, che sembrano disegnati a mano e solo se ne tiri uno ti accorgi di quanto sono lunghi.

Con la sua pelle levigata, le sue ciglia girate all’insù, il suo sguardo curioso ed allegro.

E con la sua storia. Piena di dignità. E di forza. E di fegato.

Non è nemmeno figlio mio, io sono solo la zia, la zia zitella innamorata. Mi sono sentita le lacrime salire dal petto fino agli occhi. Mi sono ritrovata commossa, affascinata, senza contegno. Mi sono scoperta ad annusarlo sul collo, a scoprire quei profumini che hanno anche i miei Bubini. Una mamma gatta, anche con lui.

No, la genetica non c’entra.

 

Figurarsi se c’entra il colore della pelle.

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Rispetto per le bambine

E’ che a me queste cose qui mi fanno incazzare.

Ma di brutto brutto brutto.

Come i concorsi di bellezza per bambine. Come le scarpe con i tacchi per bambine. Come le Barbie in guepiére e tanga.

Sì, vestiamole da escort a quattro anni. Compriamogli le Barbie-battone. Costringiamole a credere che “giocare a fare le donne grandi” voglia dire solo truccarsi, taccazzarsi, scosciarsi.

Vedrete che bella generazione verrà fuori.

E’ per questo che io adoro quando mia figlia si guarda Mulan 1 e Mulan 2 e canta a squarciagola: “La libertà è che vorrei più libertà nella mia vita, tranquillità di scegliere, tutto qua” (se volete guardatevelo qui).

E’ per questo che me la mangerei quando sentenzia: “Che noia le principesse, non hanno mai niente da fare, pensano solo a farsi belle. Non è mica una cosa interessante!”.

E’ per questo che la osservo compiaciuta quando gioca con la sua “banda” di amiche e vanno a caccia di mostri anziché scimmiottare le Winx.

E’ per questo però che ho anche paura.

Paura perché anche la Bubi sarà bombardata.

Perché là fuori non c’è solo Mulan.

E ho un bel dire che io le sto dando gli strumenti per capire e per scegliere.

Chissà se basterà.

Lo spero tanto.

Che dice il signor Camillo?

Immagino e mi auspico che la blogsfera tutta si infiammerà a dovere su questo articolo del mio giornale “preferito”, Libero. E spero non vi stufiate a sentirne ancora da me, soprattutto senza un’adeguata serie di link a proposito. Scusate, son mamma, non ho tempo.

E’ che questo signor Camillo, mi ha fatto veramente incazzare.

Se sapessi dove abita avrei la seria tentazione di rigargli la macchina, sgonfiargli le gomme, sedermi sul cofano della sua auto con tutto il mio peso di bismamma. Ma siccome sono una persona civile e beneducata, e soprattutto siccome non so dove abita, mi limiterò ad una serie di domande.

Perché un giornale nazionale spreca inchiostro per queste tesi da retrogradi?

Perché un signor Camillo qualsiasi ha la faccia tosta di pubblicare un’aberrazione del genere?

Perché la sua rubrica si chiama “libero pensiero” e non “pensiero medievale”?

Lo sapete perché?

Perché questa tesi è sostenuta. Da una buona parte della nostra povera Italia.

Perché è a questo che sta portando tutto lo sgretolamento dei servizi per la prima infanzia e per le mamme. A togliere le donne dai posti di comando. A riportarle dentro casa. Fuori dall’Università. Fuori dai posti di lavoro che contano. Fuori dalle stanze dei bottoni.

Se fate figli, siete fuori.

Ma se non fate figli, siete fuori lo stesso.

Perché tanto non contate un cazzo.

Meno male che c’è chi si incazza sul serio, ai piani alti. Come la ministra Fornero contro la rappresentanza del forum dei giovani arrivata ieri. Non c’era nessuna ragazza tra loro. E lei gli ha fatto una capa tanta.

“Questo è un atteggiamento culturalmente sbagliato, che non porta da nessuna parte”, ha dichiarato.

Ecco.

Adesso scatenatevi.

Per favore.

Se la classe non è acqua

“Giulia, guarda, ti ho preso gli orari. Lunedì e venerdì 20,15 – 22,00.”

“Ehm… sì, grazie.”

“Venerdì mi sembra il giorno giusto, saranno tutti fuori a bere aperitivi, potresti perfino beccarti la corsia libera, tutta per te.”

“Mmmmh, sì.”

 

Una settimana dopo.

 

“Allora, stasera a che ora torni?”

“Ehm… amore, ascolta, mi sento uno straccio stasera. E’ stata una settimana di merda, giusto per dirla in francese. E poi… coff, coff, senti che tosse. Con il freddo che c’è non ho davvero voglia di uscire.”

“Guarda, non ti sto neanche a sentire. Se hai bisogno di qualcuno che ti compatisca, che ti dica poverina, come sei sfruttata e malpagata, che mondo crudele, che vita infame, che paese ingrato, governo ladro, allora quello non sono io. Muovi quel culo, preparati la borsa e vai in piscina. Se vuoi continuare a lamentarti non farlo con me.”

 

Mamma Giulia, lemme lemme, ha cercato cuffia e occhialini, rimosso le ragnatele e riposto tutto docilmente nel borsone.

Dopo i primi 100 metri le sembrava di smuovere due pale da mulino al posto delle braccia e due tronchi di quercia secolare al posto delle gambe. Le sembrava davvero di non potercela fare. Ma i quattro euro e cinquanta pagati per l’ingresso pesavano sulle sue smilze tasche friulane. E quindi ha tenuto duro.

Dopo i primi 500 metri è iniziato il cambiamento. Si è resa conto che lo stile non è acqua. Soprattutto se è stile libero.

Dopo i secondi 500 metri ha sfidato se stessa in un 4×25 delfino. A momenti la ripescava il bagnino dal fondo vasca. Ma ringalluzzita dall’impresa, ha insistito con un 3×200 gambe.

E mentre superava i 2000 e si concedeva l’ultimo 200 sciolto, fiera e gagliarda come da tempo non si sentiva, abbandonata e rilassata in tutto quell’azzurro, il colore delle piscine di tutto il mondo, che l’ha accompagnata da quand’era piccina, ma che fino a ieri le ricordava solo un esperimento politico dagli esiti infausti.

In quel preciso momento Mamma Giulia ha realizzato finalmente che la lamentela non porta da nessuna parte. Soprattutto quando godiamo di questa gran fortuna.

Se in Italia abbiamo Napolitano e Monti, in Mondo Bubino c’è il Papais.

Voi due

Avete passato un mese e mezzo in tête à tête.

Tu, Bubino, cercando sempre di intrufolarti nei giochi incomprensibili delle bambine grandi. Provando a ridere quando ridevano loro, senza capirne bene il perché. Protestando quando ti lasciavano indietro. Ma, dì la verità. Non ti sei mai sentito veramente escluso.

Tranne una volta.

Solo una.

In cui la Bubi e la sua amichetta Sofia ti hanno fatto capire esplicitamente che volevano giocare da sole. Allora ti sei fermato in mezzo alla stanza con il labbro inferiore in fuori, il tipico tenerissimo broncio che farebbe capitolare qualunque essere vivente nel raggio di dieci metri. Tremando hai detto: “No mi voiono”.

E tu, Bubi, sei intervenuta subito. Come sempre fai quando lo vedi in difficoltà. Quel “cicciottino” di tuo fratello. Se resta indietro, ti fermi ad aspettarlo. Lo abbracci forte. A volte troppo forte. Ma in genere lui non protesta. E ricambia l’abbraccio.

Come l’altro giorno, quando si è svegliato dal pisolino, mezzo stordito e piuttosto incazzoso. Ti sei avvicinata e lui ti ha stretto forte. “Vuoi me, Bubino?” “Sì, Bubi”, ha biascicato lui, con il ciuccio in bocca, chiudendo gli occhi e godendosi le tue carezze.

Avete imparato a giocare insieme.

O meglio, state imparando tuttora.

Tu, Bubino, gli animaletti li spedisci sempre “a scola” o “a lavoae”. Tu, Bubi, lo so, vorresti costruire storie un attimino più originali. Ma ti presti volentieri per qualche scena banalotta delle sue. Come ti adatti a giocare a rincorrersi. Sembra che ti diverta ancora, esattamente come quando avevi due anni. Giocate al mostro, gridando “iuto! ‘iuto” e non si capisce più se è il Bubino che imita te, o se sei tu a imitare lui.

Non potete più fare a meno l’uno dell’altra. Tu, Bubino, la sera puoi anche crollare dal sonno, ma finché non c’è tua sorella non riesci a chiudere occhio. E tu, Bubi, stamattina andando a scuola, mi hai detto: “Ma, Bubino, ti vedrò solo stasera? Che peccato però…”

E io a insistere che avrete tante cose da raccontarvi. Anche tu, Bubino, che proprio oggi hai iniziato il nido. La sera avrai tante cose da raccontare alla tua sorellina grande. Amici nuovi, giochi nuovi. E sicuramente qualche lacrimuccia. Bubi, aiutalo tu, sai? Aiutalo a capire che mamma torna sempre. Che se ne andrà via con un magone di un metro per due, fisso fisso tra la gola e lo stomaco. Non sarà facile neanche per lei.

Ma l’asilo è bello. La scuola è bella.

Come è bello diventare grandi.

Voi due, meravigliosi Bubini. State diventando grandi.

Maternità facoltativa e flessibile – DOVEROSA RETTIFICA

Premessa: il mio post sulla maternità flessibile a ore è in assoluto il più letto dell’intero blog.

Eppure, axxarola, ho toppato.

Scusate.

Mi son fatta infinocchiare anch’io. A conti fatti NON è possibile usare la maternità facoltativa a ore. Troppo complicato da calcolare, dicono gli addetti.

Quello che vi posso lasciare però è un facsimile di calendario presentato da un’amica che userà la facoltativa a giornate.

Eccolo qui: facsimile_calendario_INPS

Una dritta: se potete, cercare di lavorare sempre di lunedì e venerdì. Infatti prendendo un lunedì o un venerdì di facoltativa vengono conteggiati anche il sabato e la domenica e di fatto si perdono 3 giornate invece di una sola.

Mi dispiace se con il mio post ho illuso qualcuno, ma magari è servito per smuovere un po’ le coscienze.

Infatti una facoltativa a ore servirebbe.

Eccome se servirebbe.

Machismi

Lui sarà diverso.

Siamo circondati dal fallocentrismo. Mai come oggi le donne sono mercificate, degradate, ridotte a tette-culi-cosce da esibire in pubblico. I giovani maschi vengono indottrinati a dovere per essere prima possibile uomini veri. Ossia violenti, rozzi, insensibili, sessofobici. Tutto gira intorno al loro organo.

Ma lui sarà diverso.

Crescerò il Bubino come il suo Papais. Sensibile, attento, dolce, affettuoso. Guarderà le donne prima di tutto con il cuore. Saranno sue pari. Con gli stessi diritti e gli stessi doveri. Lo educherò al rispetto e alla non violenza. Ogni fallocentrismo, palese o latente, sarà rigorosamente bandito dalla nostra famiglia.

Il Bubino ha inaugurato i suoi sedici mesi con una parola di due sillabe. La prima dopo mamma, papà e il-vero-nome-della-Bubi.

Volete sapere qual è?

Pise.

Direi che la strada è ancora lunga.