Paradossi

“Due paradossi sono meglio di uno”, ha detto il fisico Edward Teller, “possono perfino suggerire una soluzione”.

Quindi a questo punto io dovrei esserci molto vicina. Alla soluzione.

E’ che mi trovo immersa fino al collo nei paradossi. O meglio sono io il paradosso vivente.

Ho un lavoro part-time, non impegnativo, nessuno si scompone se mi assento visto che le mie mansioni sono né più ne meno quelle di una stagista. Questo mi permette grandi e inaspettate libertà, compresa quella non secondaria di riuscire a gestire i Bubini in discreto relax. Eppure vagheggio responsabilità, progetti, impegni. Telefonate che arrivano nel fine settimana. Appuntamenti inderogabili. Riunioni. Trasferte. Sogno di poter utilizzare almeno in parte il cervello che madre natura mi ha regalato. Anziché tenerlo in parcheggio per il resto dei miei giorni.

Adoro i miei Bubini. Adoro passare il tempo con loro. So bene che non resteranno piccoli a lungo. Che devo godere appieno di questi momenti dolcissimi e unici. I baci umidicci del Bubino. Le frasi celebri della Bubi. Il “ci-son-due-coccodrilli” cantato a squarciagola ballando con il culetto e con le mani. La Bubi che incrocia gli occhi urlando “Gong!” e il Bubino che letteralmente si piega dalle risate. Eppure non mi basta. Non riesco a immaginare una vita intera fatta solo di questo.

Se me lo chiedete rispondo di “sì”. Senza esitare. Sono felice. La mia vita è felice. Sono innamorata di mio marito e dei miei bambini. Non farei cambio con nessuno al mondo. Eppure sono rovinata dalla dermatite. Una dermatite che non mi dà tregua, di cui non si trova la causa. Mi gratto e mi gratto. Di notte e di giorno. Malattia psicosomatica, dicono.

Se due paradossi sono meglio di uno, forse un centinaio di loro sommati insieme mi daranno la soluzione.

Almeno spero.

 

 

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5 thoughts on “Paradossi

  1. ogni volta che ti leggo, mi sento veramente vicina a te, quasi a diventare noiosa.Ti racconto la mia esperienza: ho studiato medicina, dopo la laurea mi sono specializzata e dopo la specialità ho iniziato il dottorato. Ho deciso di fare il dottorato perchè non me la sentivo di lanciarmi già nel mondo del lavoro, perchè mi sentivo + protetta e per aspettative paterne (i miei genitori sono medici). Nel frattempo è nato Matteo ed ero felice perchè facendo il dottorato potevo avere i miei orari e fare ambualtorio (che mi piaceva). L’altra faccia della medaglia era fare ricerca, x la quale non ero portata, ma era il compromesso per rimanere nel posto dove mi ero specializzata e per lavorare col prof che seguivo da anni in attesa che mi tirasse fuori un posto. Poi lui ha avuto un’offerta di lavoro in un’altra città e se n’è andato. Per me voleva dire non avere + possibilità di lavoro dov’ero (o meglio ne avrei avute ma solo con raccomandazioni quindi non ne avevo, dal mio punto di vista),non lavorare + col mio prof (se non seguendolo ma col bimbo piccolo non volevo fare la pendolare) però anche liberarmi dalla vita di universitaria che avevo intrapreso ma che non era la mia. Nel frattempo erano passati quasi 3 anni dalla specialità, non avevo ancora un lavoro fisso, nonostante 15 anni di studio ed ero a piedi. E nel frattempo sono rimasta incinta di Sara. Allora ho deciso che avrei fatto il medico di base che mi avrebbe permesso di avere orari + consoni ad una famiglia (tenuto conto che ci sono miliardi di mamme medico che fanno notti e Week end ma io non volevo). Nonostante la specialità ho dovuto e sto facendo il corso che vuol dire tornare a essere una studente per 3 anni con uno stipendio da fame. Mi considero un bravo medico, ma ogni tanto midico che sto perdendo tutto quello che avevo imparato. POi guardo i bambini e dico che pochi hanno la fortuna di avere la mamma così presente e che è vero che inizierò a guadagnare a 40 anni e finalmente non dipenderò + dai miei genitori, però questi anni qui non me li dimenticherò più. Io credo che per lavorare tu avrai il tempo, immagina i tuoi bambini grandi e quanto + tempo avrai. Quando mi confronto con ex colleghe che lavorano già da anni, sono loro che invidiano le mie scelte, perchè loro hanno una lavoro con responasbilità ma sono senza figli. Vedariche ci sarà un tempo per ogni cosa e i tuoi figli saranno cresciuti avendoti vicina. Scusa il racconto eterno… è servito + a me per mettere ordine nei pensieri( =. E comunque ti capisco. Vorrei poterti dire di rilassarti, che non devi dimostare a nessuno che sai lavorare ben 100 volte di + di quello che fai ora, tu lo sai che sei brava e a suo tempo lo metterai in pratica. Capisco la dermatite. Ogni tanto mi viene, ma limitata, ma per lo più mi è passata insieme alle tante aspettative che avevo su di me.

    • Anna, grazie, grazie di aver condiviso con me la tua esperienza! Figurati se ti ritengo noiosa, anzi! Da quello che mi racconti mi sembra che le tue scelte siano sempre state molto lineari. Tra le righe intravedo il carattere deciso di una persona serena, nonostante tutti i paradossi che forse ti porti dietro come me. Le scelte sono scelte e ci portiamo dietro tutte le conseguenze. L’importante è, secondo me, esserne consapevoli e non scaricare sugli altri decisioni che in realtà sono solo nostre. Se penso a quante donne scaricano sui figli le loro frustrazioni mi vengono i brividi. Non sarò mai una madre del genere. MAI.

  2. Annosa quaestio.
    Annosissima.
    Ok.
    Dunque…mumblemumble…
    E se provassi ad integrare il lavoro che fai part time e che ti da stabilità e flessibilità con qualcosa di tuo solo tuo? una piccola inziativa, una miniattività in proprio, una passione su cui investire?
    Potresti regolarti da sola, in maniera autonoma. Potresti darti e aver il tempo di vedere se funziona, se ti piace, se ne vale la pena insomma.
    Perchè tu vali. by l’oreal paris. (era la l’oreal?)
    Insomma ci siamo capite.

    Susibita

    • Susi, tu non ci crederai ma ultimamente sto lavorando un pochino in questa direzione. C’è questo strano parallelismo che ci lega e qualche volta mi fa quasi spavento, visto che non ti conosco nemmeno!! Magari ti racconto in private!!

  3. Ad Anna e a te aggiungo che l’Italia è in declino e tutti a proporre vie d’uscita. Io vorrei dire che anche l’impero romano era in declino, praticamente dalla sua nascita, perchè usava solo un miliardesimo dell’intelligenza della sua forza lavoro, gli schiavi. Anche noi oggi usiamo solo una frazione dell’intelligenza del 50% della nostra forza lavoro e voi due ne siete la conferma.

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