Malinconia

Lunedì riprendo a lavorare.

Sono una di quelle privilegiate (come da definizione di Maria Star Gelmini) che si è concessa una luuuuuuuunga pausa dopo la nascita del Patato. Rientro in ufficio dopo quasi un anno di assenza. Non penso di essere mancata a nessuno. Del resto l’ufficio non è mancato a me.

Ho vissuto di presente in questi mesi. Il presente eterno dei bambini.

Non posso dire di essermi goduta ogni istante, perché non è così. Come i bambini, ho sofferto, ho gridato, ho pianto, ho fatto i capricci. Ho cercato di vivere tutto intensamente, come loro. Le pagine di questo blog sono state anche un modo per fermarlo questo presente. Per dargli concretezza, fisicità. Per rifletterci sopra senza lasciarlo semplicemente scorrere.

Questi mesi non torneranno più. Ora si corre. Run, baby, run.

Mi mancheranno le nostre giornate sprogrammate. Unico obiettivo: arrivare a sera senza impazzire e restando il più possibile all’aria aperta. Senza orari, a parte quelli dettati dai bambini. Mi mancherà la nostra routine parchetto dietro casa – panificio – rientro sbocconcellando il paninetto al latte. Mi mancheranno i risvegli rilassati, le mattinate in pigiama, i “cosa facciamo oggi?”.

In fondo sono stati belli proprio perché sono durati poco.

Tutta la vita così no, eh!? O sì?

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5 thoughts on “Malinconia

  1. Mi è scappata una lacrima…io quel tempo l’ho già perso!! Ora viviamo i fine settimana come se fossere delle splendide vacanze, cercando di fermare il tempo che scorre veloce….

  2. ho già dato grazie!
    ma il bello è adesso….se al lavoro va male “…beh, tanto adesso torno a casa dai miei bambini!”
    se sei stressata dai bambini …” beh, tanto domani è lunedì e torno al lavoro!!!”
    cosa vuoi di più dalla vita? hai sempre una scappatoia, ogni giorno.
    un bacio e buona vita giulia!

  3. …rileggevo, ora che sono io in maternità (e direi che sarebbe anche ora giacchè sono alla 33a settimana!), ciò che hai scritto, e mi sono sentita attratta dalla frase “Non posso dire di essermi goduta ogni istante, perché non è così. Come i bambini, ho sofferto, ho gridato, ho pianto, ho fatto i capricci”. Perchè secondo ciò che io vivo, soffrire, gridare, piangere a fare i capricci (che secondo me è solo un modo per giudicare inutilmente una richiesta d’attenzione che non trova altra via per mostrarsi) sono godersi la vita, nel senso di viverla appieno. Spesso, sento parlare le persone come se gli aspetti più dolorosi o faticosi della vita fossero momenti “non goduti”, oppure “da evitare come la peste”. Secondo me invece ne sono parte integrante, come lo sono le giornate di pioggia, anche quando sembra non torni mai il sole, le notti con il loro buio, le stagioni. Insomma, sembra quasi che possiamo godere solo dei momenti che giudichiamo “belli e piacevoli”, trascurando che sono solo un pezzo della vita reale. Io propongo di rivalutare i momenti di sofferenza, di buio e di difficoltà, e di viverli per ciò che sono, magari piangendo o urlando, senza lasciarci mai soli ma prendendoci cura di noi stessi, perchè spesso è da quei momenti che traiamo insegnamenti, forza e nuove cose per la vita di tutti i giorni. Ti abbraccio forte!

    • Prima di tutto, COMPLIMENTI e un grande in bocca al lupo per l’avventura che vi aspetta. E poi, mannaggia quanto hai ragione. Nel mentre sei troppo preso a soffrire. Ma dopo te ne accorgi. Eccome se te ne accorgi. Era vita. Era amore. Era godimento. Anche quello. Ti abbraccio.

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