La Bubi va a scuola

Ho iniziato la scuola. E non chiamatelo asilo che mi girano i maroni.

Faccio un po’ di sceneggiata quando la mamma mi porta. Butto giù fiumi di lacrime. Aggiungo anche qualche urlo, tanto per aumentare la drammaticità alla cosa. Lo faccio per lei, perché non si senta triste. Che non le venga in mente che sto meglio senza di lei. Poverina, bisogna darle qualche piccola soddisfazione ogni tanto.

Quando se ne va smetto. Non sono mica piccola io. Come quel frignone di Love, il bambino indiano, che piange sempre. Forse perché gli hanno messo un nome da drag queen.

Al mattino mi piace arrivare presto così aiuto la maestra a preparare la pasta di sale e scelgo io il colore. A me piace gialla.

Quando arriva Filippo gli dico di venire a giocare con me. Ma lui si immusonisce e non risponde. Allora io gli chiedo se ha perso la lingua.

A scuola c’è un bel giardino con tanti giochi. Quando usciamo fuori, i bambini grandi girano a frotte di sette-otto e ci travolgono come un branco di cavallette. Poi ci sono i grandissimi. Hanno il grembiule nero e sono dall’altra parte della rete. Il loro giardino è di sassi e non ha i giochi come il nostro.

Andiamo in bagno tutti insieme e io faccio tutto da sola. Mi tiro giù le braghette e faccio pipì, e poi mi lavo le manine, tutto da sola. Sono proprio brava. A casa però glielo faccio fare alla mamma, che sennò si sente inutile, poverina. Ieri mi è scappata la cacca e me la sono fatta nelle mutande. Tutti a ripetermi: “Non ti preoccupare.” Ma a me bastava sapere a chi dovevo chiedere. Ecchecavolo.

Mi piace quando mangiamo tutti insieme. Assaggio tutto, anche l’insalata.

La maestra Manuela pretende che le dia sempre un bacino quando vado via. Odio queste smancerie. Ma di solito glielo do, così almeno sta zitta.

Il mio migliore amico è Isacco. Quando andavamo al nido, che non sapevo parlare bene, lo chiamavo Isaho. Siamo andati anche a giocare da lui un pomeriggio. Ha una casa fantastica con un grande parco e tantissimi animali, perfino un maiale. Siamo andati a vedere le galline e ho preso in mano un uovo caldo caldo appena fatto. Di solito le uova mi fanno schifo, ma quello lì era bellissimo. Il nonno di Isacco ci ha fatto vedere i coniglietti che sono nati da una settimana. La loro mamma gli ha fatto il nido con il suo pelo.

A me però non piacerebbe avere i pelassi del papà nel mio letto.

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7 thoughts on “La Bubi va a scuola

  1. Molto divertente…anche Fiamma (che invece lo chiama asilo…) ci ha sorpreso tutti non battendo praticamente ciglio…a parte un paio di “piangiute”; anzi quando torna a casa mi racconta di “bambini che piangono sempre…”
    Bisogna che ci vediamo.
    Un abbraccio,
    Massi

  2. anche noi lo chiamiamo Scuola oppure Materna, asilo ormai dalle ns part è fuori moda…
    e poi il fratello va alle elementari che è una scuola a tutti gli effetti…
    anche Pao ha un amico che si chiama filippo, fa la pipi da solo, mangia tutto, mette in ordine i giochi, appoggia la testa al cuscino e dorme immediatamente ed è il bambino più bravo del mondo.
    però alla mattina quando lo lascio lì fa una scena degna di un attore provetto.

    ciao!

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