Storie di latte di primo pelo (parte III)

Perché a volte basta la parola.

Evviva il biberon. Ora sì che si ragiona. La Bubi mangia. Io respiro. Io dormo. DORMO. E i capezzoli ringraziano.

Ogni tanto mi attaccavo ancora al tiralatte. Ma sempre meno e di malavoglia. Era così comodo darle il biberon. Finalmente riuscivo anche a godermi quella piccola creatura appena nata. Occupata com’ero con il dolore alle tette, e la spremitura, e la bilancia, non mi ero neanche resa conto della meraviglia che avevo partorito.

Poi viene a trovarmi Sara. E’ un’amica medico e una mamma, prima di tutto. Ma fa parte anche del gruppo di auto-aiuto per l’allattamento. Le racconto dell’incontro con il PPDM il Peggior Pediatra del Mondo. Lei mi ascolta.

E poi mi dice: E’ un peccato se tu rinunci ora. Hai quasi un mese per recuperare. Se vuoi puoi farlo.

Io: Guarda, non ho latte. Ho messo mia figlia alla fame. Non esce niente dal tiralatte.

Lei: Il tiralatte non dà la stessa stimolazione che dà il bambino. Non è detto che quello che esce con il tiralatte sia quello che il tuo seno produce. Fammi vedere come attacchi la Bubi.

Io: No, guarda, mi sono appena guarite le ragadi. Ho male solo al pensiero.

Lei: Dai. Fammi vedere.

Su sua insistenza, la attacco. Lei guarda, attenta, dolce. Mi dà qualche consiglio sulla posizione. Mi spiega come staccarla (si può anche staccare? davvero?) con l’indice nell’angolo della bocca. Mi passa il nome delle coppette rigide che danno un po’ di sollievo al capezzolo. Mi dice che è matematico, più attacco la bambina più il latte arriverà. Mi tranquillizza. Mi coccola. Mi dà il numero di Alba, la responsabile del gruppo.

Primo pensiero. Ma che scassapalle. Cosa vuole questa? Ora che son tranquilla, che ho raggiunto un certo tran tran arriva lei a scombinarmi di nuovo le carte in tavola?

Secondo pensiero. In fondo non mi fa più così male. Perché non tentare?

Ho tentato. Il resto l’ho raccontato qui.

Non so se la Bubi sarebbe diversa se non avessi tenuto duro. Non sono assolutamente una fanatica e sono sicura che i bimbi crescano benissimo anche con il biberon. Ma sono fiera di aver tentato. Orgogliosa di averla nutrita con il mio latte. Felice del legame speciale che si è creato tra di noi.

Ho una laurea che non uso. Nessuna carriera che si possa definire tale. I sogni di gloria che avevo a 25 anni si sono suicidati per assenza di stimoli. Questa piccola vittoria è una mia personalissima soddisfazione.

Forse la Bubi non sarebbe diversa.

Di sicuro sarei diversa io.

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5 thoughts on “Storie di latte di primo pelo (parte III)

  1. Io la prima volta non ho trovato chi mi aiutasse. solo chi mi ha regalato il primo biberon Nuk dopo il primo pianto.
    First aveva 5 giorni.
    La seconda volta…ho tenuto duro. Anche con le ragadi.
    Ho consultato LLL.
    La nana ha 12 mesi e mezzo e allatto ancora.
    Felice di farlo. Ora vorrei smettere…però vediamo. Sono in un momento di contrattazione con la nana

    • Ciao Bis, grazie della tua visita. In giro ci sono ancora tanti incompetenti in materia di allattamento al seno. Vedremo dove ti porterà la contrattazione, l’importante è decidere insieme! Baci!

  2. Carissima, è stato straordinario leggere tutti i tuoi post sull’allattamento.
    Dire che potrei averli scritti io è assolutamente riduttivo: è spaventoso quanto la tua storia sia simile alla mia. Non posso aggiungere altro a quello che hai già raccontato tu, sarebbe superfluo. Posso soltanto dirti che riacciuffato per i capelli la situazione quando Ale aveva 2 mesi e mezzo e già dall’età di 15 gg di vita ero costretta all’allattamento misto.
    Mi hanno salvata le volontarie della lega del latte. L’ho allattato soltanto 6 mesi, poi il latte è davvero andato via. Ma in quei 6 mesi, per quanto siano un misero arco temporale, mi sono sentita ancora utile per mio figlio.
    Ci credi che ancora piango al pensiero di quanto mi abbia fatto soffrire la situazione? Sì, io ti capisco perfettamente. I bimbi crescono benissimo anche con il biberon, non lo nego.
    Ma privare un figlio di un latte che c’è ( e c’è, sicuramente, sono davvero rarissime le donne realmente prive di prolattina) soltanto perché il piccolo non sa attaccarsi bene oppure perché esistono medici incompetenti è disumano.
    Questo per quante vogliano allattare al seno, naturalmente. Per le altre è una scelta liberissima e non criticabile. Allattare il proprio bambino al seno non è obbligatorio, ma per quelle mamme desiderano farlo ma non ci riescono a causa di una tecnica di attacco errata il tutto diventa insostenibile.
    Ho trattato l’argomento anche nel mio libro: allattare non è una questione così naturale come si sarebbe portati a pensare, ma un vero e proprio mestiere.
    Non riesce a tutte, e sono pochi quelli veramente qualificati ad insegnartelo.

  3. Sai che sto leggendo questo tuo blog e… mi sembra di leggere la MIA STORIA??!!
    Tu l’hai scritta molto bene, stai dando voce a quello che ho sentito io, tale e quale.
    L’aver rinunciato ad allattare xchè era solo dolore, pianto e un vero inferno, mi fa male ancora adesso. Non ho contattato nessuno LLL, ma solo le ostetriche del servizio PRONTO LATTE dell’USL. Erano competenti, dolci e d’aiuto, ma non è bastato. Quando l’ultima mi ha detto “guarda, io fossi in te non mi sentirei fallita nel decidere di smettere questo supplizio”, io con ragadi e pus, dolore e lacrime in quantità, ho restituito l’odiato tiralatte Medela alla Prenatal ed ho iniziato a godermi mio figlio. E tutto questo dopo circa 15 gg. dal parto. Solo 15gg. A volte penso che se tornassi indietro, FORSE e dico FORSE, ci proverei ancora e per + tempo, ma se ripenso a come stavo, a quanto piangevo e a quanto volevo tornare indietro a quando il patato stava nella pancia e non aveva quelle gengive fameliche che mi stritolavano le tette… beh dico che è andata come è andata e va bene così.
    Non so se farò un secondo figlio, ma tra le cose che mi fanno desistere, al momento, c’è anche il dover riaffrontare tutto questo DELIRIO, i pianti e il sentirmi uno straccio di mucca e non più una persona. E pensare che le mamme che erano in H con me, allattavano sorridendo………………..

    • Cara Idanna,
      sto pensando da ore a come rispondere al tuo commento. Posso dirti che non solo la mia storia è finita bene, ma che ho anche vissuto una seconda esperienza decisamente positiva. Con il Bubino sapevo esattamente cosa fare.
      Primo. Non farmi mettere le mani addosso dalle sadiche nurse.
      Secondo. Al primo accenno di dolore al capezzolo, spalmare “colostrum gel” (assolutamente da consigliare, non serve neanche lavarlo via perché è appunto a base di colostro) e indossare le coppette rigide.
      Terzo. Cercare posizioni comode mentre si allatta, non irrigidire la schiena e le braccia (in questo caso aver avuto già un figlio aiuta, infatti con le prime esperienze non sai nemmeno come tenerla in braccio la creatura).
      Quarto. Attaccare il piccolo a più non posso. Per “a più non posso” intendo che nei primi giorni veramente ce l’avevo attaccato alla tetta DI CONTINUO. Può sembrare eccessivo, ma ripeto, è durato solo per i primi giorni. Poi la montata è arrivata e allora il ritmo si è stabilizzato da solo. Passate le prime 2-3 settimane, burrascose e imprevedibili, allora sì che si può parlare di poppate di max 15 minuti e ogni tre ore. Prima assolutamente no. Prima bisogna rassegnarsi e “ascoltare” il piccolo, entrare in sintonia con lui.

      Sono sicura che se mai avrai una seconda chance, troverai la forza e le capacità di provarci di nuovo. Se mai succederà, magari… contattami 🙂 Sono un disastro di mamma, in tante cose, ma in questa piccola vittoria sull’allattamento sento di poter dare dei consigli. Solo in questa, eh?
      Un abbraccio.

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