Di gelosia non ce n’è una sola. La quarta fase: e mo’ so’ cavoli amari

O chiamo l’esorcista. O faccio un bel mea culpa.

La Gelosia è infida. Quella fetente si infila dietro altri problemi. Si nasconde. E poi fa esplodere tutto con la sua forza dirompente.

Si è intrufolata nel bel mezzo delle prove da spannolinamento. La Bubi stava andando alla grande. Dopo solo una settimana di rodaggio, non si bagnava più. Chiamava pipì e anche cacca. Grandi feste e grandi lodi da parte nostra. Io che già mi sentivo più in gamba di Tata Lucia.

Poi qualcosa è saltato.

Rifiutava di andare a far pipì. E puntualmente se la faceva addosso subito dopo. Non potevo essere certa che fosse voluto, ma ne aveva tutta l’aria.

Contemporaneamente è esploso il Capriccio Inconsulto. Ogni minima cavolata era un braccio di ferro.

Partiva fin dal mattino. Non voleva scendere per far colazione. Non voleva vestirsi. Non voleva il latte. Non voleva i cereali. Non voleva uscire, ma non voleva neanche stare a casa. Non voleva dormire, ma era stanca. Non voleva e basta. Urlava correndo via come una pazza. Si buttava a terra. Tirava calci. Arrivava anche a provocarsi il vomito dalla rabbia (l’ho raccontato qui).

Mi mandava in bestia in ogni modo possibile. E ci riusciva. Eccome se ci riusciva.

E intanto il Patato cresceva più delizioso che mai. Estasiata dai suoi gridolini e dai suoi gorgheggi, cercavo di passare più tempo possibile sola con lui. Sì, preferivo lui. Eccheccavolo, sì. Lo ammetto. Preferivo di gran lunga stare con lui. Perché lui non faceva discussioni. Perché farlo divertire era semplice. Perché si lasciava vestire, imboccare, lavare. Perché dormiva senza rognare.

Ad un certo punto ho avuto l’illuminazione (non è stata così immediata, eh? mica son così sveglia!). Nella testa della Bubi io volevo più bene al Patato perché lei era cattiva. E me lo stava dimostrando. Il muro contro muro non portava a niente. Dava solo altri argomenti alla sua tesi. Più mi mostravo inflessibile, severa, intollerante, più lei si convinceva di essere “quella cattiva”.

Il periodo più pesante è durato un paio settimane. Poi ho cambiato rotta con una severa autocritica (l’ho raccontata in parte qui). Mi sono ammorbidita e rilassata (per modo di dire).

Stiamo cercando di non crearle ulteriore stress con lo spannolinamento. Ormai sono quasi due mesi che abbiamo tolto ‘sto benedetto pannolino. Gli incidenti capitano ancora. Ma cerchiamo di trattarli come tali senza farci domande inutili.

Cerchiamo di non reagire ai suoi capricci con il braccio di ferro. Ho inventato l’angolo del capriccio, ma tento di usarlo il meno possibile.

Per ottenere quello che vogliamo abbiamo scoperto che dobbiamo aggirare l’ostacolo distraendola. Parliamo parliamo e parliamo in continuazione. La stordiamo di parole e racconti, veri o inventati. Abbiamo capito che dobbiamo stimolare la sua fantasia per farle fare le cose, trasformare tutto in un gioco. Non è sempre facile, soprattutto quando si hanno i minuti contati e i nervi a fior di pelle. Ma al momento è l’unica strategia che funziona.

La fase attuale non ha ancora i contorni ben precisi. Ci son ancora Piccole Regressioni. E ci sono anche Capricci Inconsulti. Più il Patato cresce più la Gelosia della Bubi si evolve. Come un mostro mitologico dalle mille facce.

Ho imparato a tenere gli occhi aperti. E stai tranquilla, fetente di una Gelosia. Prima o poi vincerò io.

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5 thoughts on “Di gelosia non ce n’è una sola. La quarta fase: e mo’ so’ cavoli amari

  1. grazie dell’avviso… il mio Nijam ha tre anni e mezzo e Manu, il nuovo arrivato, dodici giorni… “Mamma, io voglio essere uno solo!” ecco, questa è stata la prima dichiarazione di gelosia. Mi preparo al resto…
    Mi daresti qualche dritta sull’angolo del capriccio??? Grazie 🙂
    neo-mamma-bis alle prese con le copliche del Manu, il caratteraccio del papà e i capricci di Nijam…

    • Chiara, grazie della tua visita. Dunque, da noi funziona così. La Bubi parte con il capriccio, per esempio “non vollio vestirmi”. Io mi abbasso e la guardo negli occhi e poi le dico con la massima tranquillità: “Bubi, questo è un capriccio. Adesso vai nell’angolo del capriccio a pensare e quando ti sei calmata torni da me”. L’angolo del capriccio è semplicemente davanti al frigo. Poi mi chiudo la porta della cucina alle spalle e aspetto. Lei sa benissimo aprire la porta ma di solito resta dentro a sfogare la rabbia. Quando si è un po’ calmata apre e le chiedo: “Vuoi vestirti adesso?” E in genere mi dice di sì. Per la verità ho usato questo sistema veramente poche volte, perché dopo è bastata la minaccia di finire nell’angolo per far smettere il capriccio. Non credo che sia il sistema migliore, anzi se ne avete altri scrivete!!

  2. secondo me il sistema è validissimo perchè fa capire la tua fermezza senza essere violento,anche io farei così.La tua bimba ha bisogno anche di questo, di sentirsi al sicuro entro certi limiti di capire che tu la guidi e sei attenta al suo comportamento ,non la lasci allo sbando nonostante sei impegnata col fratellino…continua così,un bacio

  3. Ciao,
    per me che a malapena riesco a star dietro a uno sei davvero brava e caparbia!
    Verrò a rileggere i tuoi post semmai (semmai, in un futuro che per ora lascerei remoto) dovesse arrivare anche un Magù 2.0…=).

    Saluti a te, Bubi e Patato…

    Susibita

  4. Ebbene sì, anch’io preferisco stare con lui, il secondogenito poppante che mi regala tanti sorrisi e che non mi manda via tutto arrabbiato chiamando papaaaaaaaaaaaaaaaa. Perciò mi trovo nella quarta fase..

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