Regole e scuola

Prima visita alla futura scuola dell’infanzia della Bubi.

Il gasamento è papabile. In giorni normali ci vuole almeno una mezz’ora di patteggiamenti prima di riuscire a prepararla per uscire. Oggi è in pigiama che mi aspetta fuori dalla porta. Nessun “non lo vollio” sui vestiti che ho scelto. Nessun calcio nei denti quando le metto le scarpe. Si lascia vestire con una docilità mai vista. Non riesco nemmeno a pettinarmi, che lei si è già lanciata sulle scale del pianerottolo.

Arriviamo con un quarto d’ora di anticipo. 15 minuti per scoprire che nella futura classe della Bubi ci saranno una buona parte dei personaggi de La Bella Addormentata nel Bosco. Una fatina Serena, un re Stefano, persino una principessa Aurora.

“Non c’è nessuno che si chiama Principe, mamma”.

Le maestre hanno  preparato un piccolo rituale di accoglienza. L’appello con qualche battuta riservata a ciascuno, un giro per i vari luoghi della scuola, un canto e dei regali da parte dei bambini più grandi e poi dei giochi in giardino.

Ma la Bubi scalpita. Tutti gli altri bimbi sono seduti ad ascoltare. Lei in pochi minuti ha fotografato l’ambiente. E parte per la sua esplorazione personale. Mentre fanno l’appello, lei ha già visionato ogni angolo del salone. Mentre si va a visitare i bagni, lei vuole vedere la mensa e provare i tavolini. Mentre vanno in mensa, lei parte per i bagni e prova anche il waterino. Mentre entrano nel dormitorio, lei fugge infastidita. “No, le nanne non le faccio”. Quando aprono la porta della classe, le si spalanca un mondo (ndr: la parola “classe” l’ha imparata oggi e non ha fatto che ripeterla per le successive dodici ore).

C’è solo un altro bimbo che dimostra la stessa intraprendenza. La nonna che lo accompagna, visibilmente seccata, sibila: “Eh, el sta sentà là a sentir lu, figuriamoci!”

Ma la Bubi invece ha ascoltato, eccome. Me lo dimostra quando usciamo. “Vedi, mamma, qua ci sono le foto dei bambini. Ognuno ha il suo asciugamano”. Dettagli? Non credo.

Che non riuscisse a stare seduta ad ascoltare a qualcuno può sembrare negativo. A me sembra invece indice di gradimento, interesse, gioia, curiosità. Che non seguisse il giro prestabilito è segno che il posto le è sembrato subito familiare, non le incuteva paura, anzi, la spingeva all’esplorazione.

Questione di punti di vista.

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